Studio dei miei volti

Nella composizione di quest'opera la mia mano è stata guidata da un flusso di parole intense, caparbie e comunicatrici di un coraggioso percorso, qual è la vita. Nel periodo precedente alla composizione di quest'opera, la mia mente ha vissuto quella che chiamo ansia da prestazione, come se il mio corpo si stesse dirigendo per la prima volta ad incontrare l'amore della sua vita. Le mie mani sudavano, la mia mente bruciava costantemente pensieri contrastanti ed annebbiati, fino a quando decisi di cominciare a dar sfogo a questa frenetica voglia di concedermi un momento con la mia pittura, mettendo giù delle figure su dei pezzetti di carta, come se fossero una vera e propria tela. Da questi pezzetti di carta sarebbero nati poi undici trittici, contenenti i volti della mia figura. La necessità di dare vita allo “Studio dei miei volti” nasceva da una chiara volontà di mettere in ordine i pensieri dentro la mia testa, prima di dare il via alla creazione di “Le fonetiche apparentemente pesanti”. Lo scopo di quest'opera ho voluto fosse l'accettazione morale di un mondo fatto da due facce della stessa medaglia, diametralmente opposte: la bellezza della gioia, della spensieratezza e della felicità di vivere da un lato e la tristezza dei momenti duri dall'altro, di quelli che ti bruciano dentro e che ti consumano il respiro. Eppure è così, l'uomo è un essere finito, assuefatto dall'onda travolgente della vita, e inconsapevole della sua fragilità. L'accettazione della sua finitezza e la consapevolezza di un mondo pronto a farlo sorridere e poi piangere, e poi urlare dalla rabbia, è l'unica arma che gli consentirà di domare le sue emozioni. L'ultima fonetica si chiama “Aggressivamente la vita che scorre” “Aggressivamente la vita che scorre e noi poveri illusi con la pretesa di poterla domare potevamo soltanto rimanere seduti, incantanti a vedere il suo scorrere.”

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